La femminilità è di nuovo donna

                 

La top model Patrizia Diomaiuto

L’eleganza degli anni ‘30 riflette l’immagine di una donna sexy, chic e raffinata, non sfacciata, non più!

Una moderna diva hollywoodiana urbana, falsa e timida, vestita di “sottovesti” impalpabili, abituata tutto il giorno su tacco tredici.

Un 2017 questo, che si prospetta alla ricerca del “calore”, nelle cromie, nei tessuti e nell’anima.

Uno chic intellettuale, ricercato, compiuto attraverso scelte di stile d’ispirazione vintage, in cui trionfano la femminilità, trasparenza e delicatezza ritrovata oggi che abbandonano tagli e donne androgine; così come gli anni ’30 segnano una decisa inversione di rotta, l’uso delle linee marcate e geometriche; oggi allo stesso modo la donna si veste di sobrio, spogliandosi dalle impalcature rigide e dalle armature protettive.

Prugna, rosso, nocciola, biscotto sono i colori che tingono i tessuti (come il cashmere e la seta), gli abiti diventano lunghi e fascianti per la sera che si aprono in vertiginose scollature sulla schiena; di giorno è il minidress a imperare, aderente e molto corto, anche la pelle diventa elemento centrale nell’uso di leather pants aderenti e a vita alta, abbinati a camicette impalpabili.

I tailleur in nappa e camoscio traforato con taglio sotto il ginocchio per la gonna abbinato a t-shirt dissacrante, ad alleggerire e non inficiare l’eleganza e il bon-ton (image: brand Almagores, model: PattyD).

A evocare l’anima strong di questa moderna donna anni ’30, sono gli accessori in pelle (cavallino) per le borse, che da pochette diventano eleganti tracolle, nell’uso di stringhe e applicazioni di inserti metallici sugli abiti e sulle cinture che segnano il punto vita e infine nei cappelli a visiera ampia.

Le maison, stanno mostrando questa rivoluzione riattualizzandola come Bottega Veneta, Armani, Cavalli, ma la vera rivoluzione e interpretazione è sempre quella letta, tradotta dalla donna “comune” che esalta e personalizza questa ispirazione declinata alla propria contemporaneità: una moderna Marlene Dietrich, la quale forse sarebbe stata molto più a suo agio nel 2016.

A cura di Patrizia Diomaiuto

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