Il Forum Universale delle Culture 2013 nel caos

Debiti, sprechi, dimissioni e tagli ai fondi: il Forum Universale delle Culture di Napoli rischia di diventare l’ennesimo appuntamento mancato per il rilancio della città

Napoli sarà nel 2013 la capitale mondiale delle culture: il 19 dicembre 2007 a Barcellona, la Fondazione Forum universale delle culture presieduta dal Sindaco della città catalana Jordi Hereu, lo ha deciso all’unanimità. La delegazione italiana, composta dal Sindaco di Napoli Rosa Iervolino Russo, dal Presidente della Giunta regionale Antonio Bassolino e dall’Assessore alla Cultura Nicola Oddati, ha ricevuto ufficialmente l’assegnazione dell’edizione del 2013 al termine di una riunione straordinaria della Fondazione catalana”. Questo è quanto si apprende dal comunicato stampa archiviato all’interno del sito del comune di Napoli in merito al Forum Universale delle Culture che dovrebbe essere ospitato dalla nostra città nell’ormai prossimo 2013.

Dopo Barcellona (2004), Monterrey (2007) e Valparaiso (2010) il Forum è atteso a Napoli per portare in primo piano temi quali la pace, lo sviluppo sostenibile, il rispetto delle diversità e dei diritti umani: 101 giorni dedicati alla cultura e alla ricchezza implicita nella compresenza delle diversità; 101 giorni di dialoghi, esposizioni ed espressioni culturali”; 101 delegazioni provenienti da città di tutto il mondo; cinque aree tematiche – ciascuna dedicata ad un continente; una sezione speciale dedicata al mar Mediterraneo ed, infine, un’Agorà da costruire nell’area occidentale della città (si tratterebbe del territorio di Bagnoli, da anni in attesa di riqualificazione). Un programma pantagruelico quello del Forum napoletano che, per ora, resta soltanto un miraggio. “Dialoghi, esposizioni ed espressioni culturali” che dovrebbero caratterizzare la kermesse del 2013 sembrano, infatti, essersi trasformati in “debiti, sprechi e disorganizzazione” dal 2007 ad oggi.

Sembra paradossale, eppure, ad un anno dall’inizio delle attività, l’organizzazione del Forum Universale delle Culture di Napoli è ancora in alto mare: non sono stati definiti i bandi, non esiste un programma degli eventi, il sito della Fondazione risulta irraggiungibile – perché in fase di restyling – e quello del Comune “glissa” sull’argomento, e, mentre i catalani – fiduciosi nel 2007, un po’ meno di questi tempi – si chiedono come farà la città ad arrivare preparata alla meta, Comune e Regione – la Provincia se n’è tirata fuori, convogliando gli investimenti previsti in attività ritenute “prioritarie”, esattamente come il governo nazionale (che ha ridotto i fondi per il Forum da 150 a 15milioni) – cercano di “salvare il salvabile” e la Fondazione napoletana organizzatrice continua a “perdere pezzi”.

Molti – troppi, forse – gli avvicendamenti avvenuti a diversi livelli della dirigenza negli ultimi tempi: la fondazione ha finora macinato molto denaro – lo stesso De Magistris non ne nasconde la difficile situazione finanziaria, ma ha anche subito diverse e molteplici trasformazioni. Dalla scelta del neo-sindaco di Napoli di sollevare dall’incarico di presidente l’allora assessore Oddati, preferendogli il cantautore Roberto Vecchioni – la nomina del “professore” suscitò, tra l’altro, non poche polemiche per un cachet da capogiro: oltre 200mila euro all’anno – alle dimissioni del vincitore di Sanremo 2011, che vennero solo pochi mesi dopo – Vecchioni si scusò tramite Facebook: “Pensavo di dovermi occupare solo di cultura. Scusate, mi sbagliavo. torno a fare il lanciatore di coltelli, che forse mi riesce meglio”; dalla conseguente nomina di Sergio Marotta – sostituito in questi giorni proprio dal sindaco De Magistris – alle dimissioni di Peppe Barra, membro del comitato scientifico, e Francesco Caruso, direttore generale della Fondazione. Il secondo, in particolare, ha dato forfait senza rinunciare alle polemiche: “si è voluto che la Fondazione diventasse un cortile completamente sprovvisto di mezzi e strumenti (…). Presidenti rimossi, nominati, ancora rimossi o semplicemente designati e per tanto mai garanti dell’effettivo suo funzionamento. Fondi anche strumentalmente mai pervenuti da parte delle istituzioni fondatrici”.

Insomma, complice il periodo di crisi economica che stiamo attraversando, i fondi mancati, gli sprechi, le cattive gestioni e le immancabili nomine “partitiche”, il Forum Universale delle Culture, come la Coppa America – ancora oggi nel caos, con  le modifiche del lungomare da apportare nel più breve tempo possibile – pur rappresentando per Napoli un’occasione di rilancio d’immagine notevole, rischia di trasformarsi nell’ennesima figuraccia internazionale per la città, l’ennesimo appuntamento che Napoli rischia di mancare. Pace e rispetto della diversità sono i temi che, si spera, caratterizzeranno il Forum Universale delle Culture a Napoli, per ora, tuttavia, la pace per il Forum e per i suoi organizzatori sembra quasi una meta irraggiungibile.

Sara Di Somma

 

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