Comunicazione, questa sconosciuta

Comunicazione, questa sconosciuta

Tutti la vogliono, ne conoscono il valore indispensabile ‘ma se ne può fare anche a meno’:  la Comunicazione.

Nella nostra cara Italia, è ancora un lusso, una parola che si presta a disquisizioni filosofiche sull’ etimologia della stessa, un esercizio di stile ma nulla di più.

Comunicare é  un’azione naturale, dunque identificarla come un’ arte, un mestiere o una materia di studio appare impensabile.

La Comunicazione è una professione a tutti gli effetti, e come ogni altra prevede studio, passione e dedizione; anche l’Italia è piena di esperti di Comunicazione, anche giovani, che studiano per fare della Comunicazione il loro mestiere: dal giornalista al semiologo, dal regista allo scrittore, dal web master al PR.

Ci siamo, esistiamo sul mercato, forse troppi, con un’offerta di lavoro  bassa anche a causa della crisi.

Perché la Comunicazione, in Italia, non è ancora riconosciuta come vero e proprio settore di studio, e addirittura in molti, forse troppi, non sanno ancora che esistono studiosi, esperti e professionisti della materia?

Pensiamo alle aziende in cui la Comunicazione é ( o dovrebbe essere) un settore fondamentale e che spesso viene  trascurato e risulta sguarnito, in primis perché è della figura/ruolo specifica che se ne occupa che se ne ignora l’esistenza.

La Comunicazione esiste.

Non la conoscono al punto da non capire quanto sia fondamentale per il buon successo di un’azienda. Eppure ogni individuo ed e ogni società, senza accorgersene, comunica ogni giorno, ogni istante.

Il mio professore di semiotica, il compianto De Mauro diceva:

‘Quando voi uscirete da qui troverete mille difficoltà. Quello che in America e in nord Europa è il settore principale per ogni azienda, pubblica e privata, in Italia è in molti casi sconosciuto. Avrete difficoltà non solo a trovare un’occupazione, perché il settore della Comunicazione in molte aziende non esiste. Ma soprattutto, avrete difficoltà a far comprendere alla massa che esistete voi, che esiste addirittura il ‘professionista della Comunicazione’.

Purtroppo aveva ragione.

Un disastro.

Una professione che c’è ma non si vede, che esiste ma in troppi non lo sanno, non ne si comprende  la natura, di cosa ci  si occupa insomma.

Recentemente sempre più aziende ricorrono alle agenzie di comunicazione, sempre più utenti sono in grado di distinguere un blog professionale da uno che non lo è, un giornalista professionale da uno improvvisato, una pagina social ben curata e coerente all’immagine del marchio da una gestita malissimo.

Che si cominci ad intravedere una luce?

Forse anche nel nostro Paese è giunto il momento di riconoscere l’esistenza di questa professione.

La strada da fare è tanta e la crisi non aiuta di certo ma con uno slancio di ottimismo, la luce puo’ diffondersi.

PATRIZIA DIOMAIUTO

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