Attacchi di panico, come superarli?

attacchi di panico

La paura della paura

Oggi proviamo ad essere un po’ meno ironici in questa rubrica, imparando a guardarci dentro come se fossimo capaci di radiografarci col pensiero.

Fortunato è chi non ha mai sentito il cuore battere all’impazzata, il fiato perdersi come se si stesse respirando in una enorme bolla di cemento armato, chi non ha mai sentito sulla pelle brividi di freddo e caldo nello stesso istante, chi per qualche infinito minuto non ha avuto la sensazione che qualcosa di assolutamente ed indefinibilmente assurdo stesse per accadergli, chi non ha mai provato a chiudere gli occhi credendo che scappare da una intera esistenza fosse la chiave di volta per potere restare vivo, fortunato chi non è mai stato schiavizzato e legato stretto ad un episodio d’attacco di panico.

L’infinito tempo che sembra mai passare in realtà è calcolato dai due agli otto minuti per attacco ed il motore primo è ancora poco chiaro ma pare che a scatenare il terremoto possano essere momenti di forte pressione e responsabilità dovuti sopratutto all’idea di essere legati inscindibilmente agli altri; l’impossibilità di sentirsi inconsciamente liberi porterebbe al crollo in assenza dell’ abitudine al supporto. Ognuno di noi per natura ha la necessità di sentirsi parte integrante di qualcosa e quando questo contatto viene a mancare la sensazione di disadattamento e di solitudine si traduce in risposta fisica alla mancanza.

Secondo Husserl esiste una discrepanza fra “corpo anatomico” e “corpo intenzionato” quando il primo cerca di rispondere allo scollamento di sè stessi della realtà circondante; la preoccupazione dopo il primo episodio rischia d’innestare una catena fra la paura di averne altri e lo stare bene in un circolo vizioso che alla tensione aggiunge altra ansia in una costante afflizione.

Evidentemente per i portatori sani di panico, essere arrivati a questo punto della lettura avrà già creato un qualche piccolo problema di respirazione ma basta respirare forte e continuare a leggere col sorriso sulle labbra perchè pare sia vero che è possibile alleviare le vostre pene seguendo i consigli dello studioso di turno che tanto ci piace citare.

Questa volta siamo in Italia con Lucio della Seta, psicoanalista junghiano che ha sudato su una possibile soluzione. (Il suo saggio è: “Debellare l’ansia ed il panico” – Mondadori) La parte migliore del nostro cervello è la neocorteccia ed è proprio questa zona del nostro corpo che può essere in grado di riconoscere esattamente quello che sta succedendo durante un attacco riportandoci con i piedi per terra, il trucco sarebbe attivarla chiudendo gli occhi ed immaginando cosa esattamente stia accadendo a livello fisiologico nell’interno del nostro corpo, immaginare il cuore che batte, i bronchi che si dilatano, la pressione che si alza; utile a questo proposito sarebbe aiutarsi con diapositive o immagini della nostra biologia così da avere tutto più chiaro. In questo modo, relegando i sintomi ad un episodio meramente fisico il nostro cervello dovrebbe rispondere all’impulso sedandoci e riconducendoci ad una fase di lucidità.

Vi suggeriamo questa soluzione e per un ausilo pratico potreste riprendere dallo scaffale e spolverare la vecchia raccolta con tanto di modellino di Siamo fatti così – Esplorando il corpo umano” …e che il canuto vecchio alla guida del cervello vi conduca il luoghi senza nuvole.

fiorella quarto

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