Al Mercato delle Streghe di La Paz: monoteismo, animismo e magia nera

Una bruja, seduta fuori la sua bancarella al Mercato delle Streghe

Una bruja, seduta fuori la sua bancarella al Mercato delle Streghe

Ben ritrovati, cari signori miei. Pronti per una nuova avventura?
Questa settimana la nostra punessa segna-luoghi la piazziamo nell’ America Meridionale. Precisamente a Nuestra Señora de La Paz. Sì, quella che chiamiamo La Paz, abbreviandone il lungo nome completo.
Dai, si atterra in Bolivia alla scoperta di un mercatino!
Suvvia, non fate quelle facce lì.. Posso mai farvi volare fin lì per un mercatino?
Sì.
Ma non un mercatino qualsiasi, amici.. Il mercato delle Streghe!

Atterrati, dirigiamoci nei pressi di calle Sagarnaga, nel centro della capitale boliviana (capitale governativa, eh! Quella legislativa è Sucre). Siamo ad Avenida Mariscal Santa Cruz, a due passi dalla Chiesa di San Francisco , simbolo ed edificio di culto della città. Questa terra è parecchio religiosa eppure, stranamente, riesce a convivere armoniosamente con la devozione per Madre Terra ed, addirittura, la Magia Nera.
La stragrande maggioranza del popolo boliviano è cristiano, per la maggior parte precisamente cattolico, ma almeno una volta a settimana tutti i credenti di La Paz fanno un giretto al Mercado de Hechicería.

Sì, proprio la nostra meta, dove a meno di un dollaro potremo trovare armadilli, amuleti, erbe magiche (anche coca, sì), cactus ed elisir per ogni esigenza: amore, salute, ricchezza o fortuna sul lavoro.
Mi raccomando, non perdiamoci di vista che smarrirsi sarà facilissimo!
Guardate, è immenso! Passeggiando tra calle Santa Cruz e calle Linares è tutto un labirinto di negozi e bancarelle piene di totem, talismani e pietre portafortuna.
Facciamo così: se dovessimo perderci, ci ritroveremo qui, davanti lo stand di questa simpatica signora che ci sta porgendo.. Mmm.. Sembra un animale morto!
No, aspettate. Non sembra un animale morto. E‘ un animale morto!

Quanti oggetti, ragazzi! Più di quanti ne si crede e soprattutto oltre ogni immaginazione.
Campanacci, pozioni afrodisiache, ali di fenicottero, rospi imbalsamati.. Sembra il retrobottega di un laboratorio di stregoneria. Non vi nego che, nonostante i colori e gli odori pungenti, il tutto possiede un non so che di sinistro.
Sto percorrendo la calle de las brujas (“bruja” significa “strega”), l’arteria principale attorno alla quale si sviluppa il mercato.
E quei così appesi, lì? Che sono?
Quasi quasi rompo il ghiaccio con la prima signora mercante che incontro e mi faccio raccontare qualcosa, prima di affrontare questa tradizione così radicata ed inusuale.
Uh, pare che una vecchina abbia capito le mie intenzioni perché mi sorride e fa un cenno con la mano per farmi avvicinare. Come avrà fatto a leggermi il pensiero? Ah già, è una strega.

Chela de Cortéz (così ha detto di chiamarsi, poi vai a sape’..) apre il suo stand quasi all’alba ed una delle prime cose che espone sono.. sono.. Che sono?
No. Feti di lama essiccati.
E con quanta disinvoltura li maneggia. Ma non posso farmi prendere dal disgusto, devo parlarle.
Mi spiega che sono frutto di aborti spontanei che i contadini mettono ad essiccare al sole per circa un anno, invece di disfarsene. E poi, loro mercanti, li comprano. Insomma, da una disgrazia come la morte di un cucciolo non partorito, entrano monete nelle tasche del contadino prima e dei mercanti poi.
Uhm, per la serie “Volgi la sfortuna a tuo favore”.
Le chiedo a cosa servano, questi feti essiccati o impagliati. Ora son curiosa parecchio.
Mi spiega che son da deporre, a mo’ di auspicio, dentro i fossi per le fondamenta. Meglio se a tutti e quattro gli angoli. A pensarci bene, anche in Italia avviene una cosa simile: è ancora tradizione gettare qualche moneta o qualche santino nel buco, prima di costruirci su.
Ma questi feti vengono usati anche per la Challa, una cerimonia in onore della Madre Terra. Una festa dove pullulano patate cotte, sigarette, foglie di coca e alcol, mentre tutt’intorno l’aria si riempie di canti, balli e scoppiettio di petardi.
Un attimo di silenzio e Chela mi guarda.
Poi riprende a parlarmi, dice che prepara anche delle composizioni fatte da dolci e da pietre portafortuna, da sistemare in casa e per chiedere un aiuto alla Pachamama.
Pacha..che?
Eh, qui pare che, nonostante la religione monoteista cristiana, ci siano strascichi di istanze animiste risalenti agli Inca ed altre civiltà andine precolombiane.
E la Pachamama è la Madre Terra. Perché i boliviani seguono la linea che Gesù sta in cielo e li protegge, la Pachamama sta in terra e dà loro tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere. Ecco come fanno a far sposare due dottrine così diverse tra loro.
Bello, interessante.

Ma il feto di lama non è l’unico portafortuna.
Il maiale grasso attrae ricchezza. E la pecora, simbolo di saggezza, aiuta a risolvere tutte le dispute. E se cane e gatto litigano insieme? E’ di buon augurio, affinché una donna abbandonata ritrovi il marito perduto. Il naso di volpe, invece, si appende al collo per combattere la nostalgia di un caro defunto.
Mi alzo dalla sediolina che Chela mi ha offerto e timidamente faccio un giro nel suo negozietto.
Vedo composizioni con dollari e polveri colorate, ferri di cavallo e pietre intarsiate. E queste stelle marine essiccate? Mi dice che vanno bruciate quando si è malati, per ritrovare la salute.
L’idea di comunicare con Chela è stata fantastica, mi autocongratulo. Ottima mossa!
Ehm.. Qui ci sono dei crocifissi e subito dopo sono esposte statuette di cera rossa a forma di amanti o di pene. D’accordo che, sempre secondo tradizione, rinvigoriscono l’intesa sessuale ma.. magari ubicarli lontani dai crocif..
Ehi, che sta succedendo?
Chela sta gridando contro un cliente. Avrà tentato di rubare qualcosa? Attendo che si plachi e glielo domando.
Intanto do un altro sguardo alla sua bancarella.
Uh, devo essere capitata nella zona della Magia Nera: ci son candele nere infilate dentro piccoli teschi o incastonate in bare, che palesemente servono a lanciare maledizioni e..
.. Ecco Chela che mi si avvicina. E’ ancora infervorata ma tenta di parlarmi pacatamente, spiegandomi che questi davanti a me sono malocchi per uomini, contro l’amante della propria moglie, che a sua volta avrà un rimedio analogo contro quella del marito. Ma mi fa la raccomandazione che vanno usate solo se il terzo incomodo ci ha fatto davvero soffrire, altrimenti non hanno alcun effetto.
Quante informazioni!
Le sorrido e lei par calmarsi del tutto. Poggia le proprie mani sui fianchi e mi spiega l’accaduto: non ha mai gradito l’ironia che il Mercato suscita nei turisti. Ascolta, spesso e poco volentieri, commentini e battutine poco simpatiche sugli oggetti in vendita. Perché quello che per uno straniero è curiosità e souvenir, per i boliviani è Fede, Tradizione e Credo.
Annuisco.
Non riesco a darle torto.
Oh, ecco il resto della combriccola che torna alla base!
Non avrò girato per nulla il Mercato delle Streghe, visto che mi son fermata alla prima bancarella. Ma in compenso, ho conosciuto cose che altrimenti avrei continuato ad ignorare.

Guardo Chela, la ringrazio con un cenno del capo e le tendo la mano.
La sua è calda e callosa. Ma sincera.
Mi offre in regalo un feto di lama portafortuna che, però, rifiuto. Le metto scusa che non ho posto in valigia.
Ma credo che non l’abbia bevuta.

Dopotutto, è sempre una Bruja.

La Redazione

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